In Italia si può morire ancora a causa dell’acido solfidrico

Sono ancora troppe le morti in Italia per asfissia dovuta ad inalazione di acido solfidrico. Al di là delle circostanze e degli ambienti di lavoro è soprattutto una mancanza di informazione, formazione, addestramento e di forniture DPI a causare questi incidenti.

In Italia si contano numerosi morti sul lavoro, il bilancio è davvero doloroso, e molte di queste sono causate dall’inalazione di gas tossici con cui i lavoratori sono spesso a contatto. Dalle cronache degli ultimi anni risultano molteplici incidenti verificatisi in più parti d’Italia che documentano e confermano una stretta correlazione con l’acido solfidrico e le morti istantanee provocate. In un articolo precedente abbiamo segnalato le caratteristiche di questo gas.

Incidenti da intossicazione mortale si verificano con una certa frequenza se il personale non è esperto, è disinformato o se la struttura manca di tutte le disposizioni necessarie per la tutela e la sicurezza del lavoratore.

Tra i tanti casi, segnaliamo l’incidente avvenuto a Pavia a maggio del 2021. Le due vittime sono morte per asfissia mentre stavano lavorando presso la ditta Di.Gi.Ma. di Villanteri, specializzata nella raccolta e nella lavorazione di sottoprodotti della macellazione e nella produzione di grassi e farine proteiche di origini animali. A causare la morte è stato l’acido solfidrico rilasciato dalle carcasse degli animali. I due operai stavano pulendo una vasca di decantazione. Uno dei tubi che collegava i serbatoi probabilmente è scoppiato a seguito della rottura di una valvola. Una nube tossica ha completamente investito le due vittime per cui non è servito neanche l’intervento tempestivo di ambulanza e automedica. La ditta di Villanteri presentava da tempo condizioni molto precarie: protezioni non adottate, sicurezza carente, diffusa incuria. I due lavoratori, infatti, al momento dell’incidente non indossavano alcuna maschera o altri dispositivi di sicurezza.

Tra il 2008 e il 2011 si sono verificati circa 10 incidenti che hanno causato la morte di 30 persone. In tutti i casi la dinamica è molto simile così come il luogo di accadimento.

Nel caso di Lavinio è stata rilevata una concentrazione di H2S nei locali di servizio, sala filtri, spogliatoi e docce e in canalette, pozzetti e fori ai margini della piscina durante un’operazione di pulizia.

Un altro settore sottostimato per intossicazioni da H2S è quello vinicolo, soprattutto nelle fasi di fermentazione del vino (mosto). I composti solforati volatili hanno un ruolo significativo nella composizione aromatica dei vini, così come alcune sostanze solforate sono necessarie per garantirne la qualità. L’aggiunta eccessiva di SO2 nel mosto porta a un maggiore sviluppo di H2S durante la fermentazione. Non va neppure sottovalutato il fatto che i trattamenti con prodotti fitosanitari effettuati sulla vite possono lasciare un residuo di zolfo che potrebbe arrivare fino al mosto.

Significativi sono alcuni incidenti accaduti in prossimità di spazi confinati. A Napoli un uomo ha perso la vita e due sono rimasti intossicati mentre lavoravano ad un travaso di damigiane in uno scantinato a sei metri sotto terra. A Marsala un uomo è morto mentre puliva una cisterna per il vino; l’operaio è probabilmente deceduto per avere respirato le esalazioni tossiche rimaste nel contenitore dopo lo svuotamento e sono ancora in corso gli accertamenti in ambito giudiziario e medico-legale. Questi riportati sono solo alcuni esempi.

Al di là delle circostanze e degli ambienti di lavoro, i dati tratti dall’archivio Infor.MO (Strumenti per l’analisi qualitativa degli infortuni mortali - INAIL), relativi agli incidenti (non specifici per l’acido solfidrico) avvenuti in Italia in ambienti confinati, parlano chiaro. Nel 37,5% dei casi l’evento si è verificato per una mancata fornitura di DPI e la stessa percentuale per un mancato uso, mentre il 56% degli incidenti può essere attribuito alla mancanza di un’idonea informazione, formazione e addestramento.


 

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