Il coordinamento della sicurezza

Il 96,3% degli incidenti mortali provocati da H2S registrati negli Stati Uniti potevano essere evitati. Rischio minore e maggiore prevenzione grazie ad un coordinamento tra esperti al livello legislativo, medico-sanitario e tecnico.

L’esigenza di trattare la problematica legata alla presenza di acido solfidrico in ambienti confinati deriva dalla gravità e dalla frequenza degli infortuni accaduti negli ultimi anni. Tale fenomeno ha messo in luce un rischio lavorativo di portata molto ampia, spesso sottostimato, che riguarda tanto gli infortuni per le intossicazioni da alte dosi, quanto le malattie professionali per le basse e prolungate esposizioni. Abbiamo già visto che l’idrogeno solforato è presente nella tabella delle malattie professionali e nell’elenco delle malattie professionali con obbligo di denuncia. Esistono anche riferimenti legislativi e riferimenti alla pubblicazione di buone prassi (Manuale illustrato per lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati ai sensi dell’art. 3 comma 3 del D.P.R.177/2011) realizzati ad hoc, proprio al fine di ridurre il ripetersi di infortuni mortali dovuti, tra le varie cause, anche all’acido solfidrico.


Il ripetersi di simili incidenti denota spesso una incompleta conoscenza dell’effettivo rischio da agenti chimici pericolosi definiti genericamente all’art. 66 del D.Lgs. 81/2008 “gas deleteri” e quindi una sottostima della pericolosità dell’H2S per il quale, invece, sarebbe opportuno provvedere al monitoraggio e alla predisposizione di idonee misure di prevenzione e protezione. Sulla genericità dei gas pesa anche l’assenza di una codifica agente-malattia esclusiva per l’acido solfidrico che, con l’attuale ICD-10 (T-59.8), è accomunato ad altri gas con la definizione: “effetto tossico di altri gas, fumi e vapori specificati”. Ciò non contribuisce a sensibilizzare adeguatamente i lavoratori e gli stessi datori di lavoro sulla pericolosità dei cosiddetti “gas deleteri”.

Con molta probabilità tanti infortuni mortali potrebbero essere evitati ricorrendo a misure di prevenzione e protezione basilari: maggiore consapevolezza dei rischi da parte dei lavoratori, formazione e addestramento specifici, procedure di lavoro sicure, chiare e condivise, disponibilità di attrezzature idonee (rilevatori di gas e DPI appropriati). Dall’analisi degli eventi mortali da H2S registrati negli Stati Uniti, ad esempio, si evince che potevano essere evitati nel 96,3% dei casi se fossero stati utilizzati rilevatori di gas portatili con allarme. Per poter affrontare in maniera specifica ed efficace le criticità legate agli infortuni mortali da H2S è dunque necessario intervenire su più livelli:

- a livello legislativo, rendendo più specifica la generica definizione “gas deleteri”, soprattutto in riferimento alle specifiche attività lavorative;

- fare informazione, formazione e addestramento per tutte le persone coinvolte in lavori nell’ambito di spazi confinati, come tra l’altro previsto dal D.P.R. 177/2011, affrontando in maniera specifica la problematica dell’acido solfidrico;

- eseguire tempestivamente autopsie mirate con ricerca dell’H2S dosabile per attribuire con certezza l’effettivo coinvolgimento di tale gas quale agente causale.

Sarebbe necessario intraprendere azioni di coordinamento in ambito di istituzioni-associazioni mediche e tecniche per la prevenzione, con figure di riferimento anche per interventi estemporanei, nonché analisi epidemiologiche degli eventi mortali e gravi in spazi confinati per ricavare specifici protocolli. Un medico competente dovrebbe anche valutare l’idoneità dei soggetti destinati ad operare negli ambienti confinati, sia in funzione delle specifiche caratteristiche di tali ambienti sia in relazione alle attrezzature di lavoro e ai dispositivi di protezione individuale che si rendono necessari, con particolare riferimento agli autorespiratori.

Ai fini epidemiologici sarebbero utilizzabili le competenze dell’INAIL secondo il Capo II (Sistema Istituzionale) Art. 9 c. 4, lettere a), b) del D.Lgs. 81/2008. In questo modo si avrebbero a disposizione dati ufficiali per una migliore programmazione degli interventi di prevenzione, compresa la sorveglianza sanitaria per i rischi negli spazi confinati.


 

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