Acido Solfidrico, è possibile ridurre il numero di morti sul lavoro?

Sono numerosi gli incidenti in vari ambiti lavorativi correlati all’esposizione ad acido solfidrico. Quali sono le dinamiche degli incidenti, le caratteristiche dell’H2S e le valutazioni del rischio da agenti chimici?

Negli ultimi anni si sono verificati molti infortuni mortali in ambienti confinati a causa dell’esposizione con acido solfidrico (H2S) che, ad alte concentrazioni, provoca paralisi olfattiva e perdita improvvisa di coscienza. Si contano, purtroppo, numerosi esempi in cui a seguito, ad esempio, di operazioni di bonifica di spazi un operaio rimane vittima delle esalazioni di idrogeno solforato e subito dopo “l’incidente” coinvolge altri colleghi durante i tentativi di soccorso. Questa dinamica viene definita nella letteratura americana “like a stroke of lightening”: perde conoscenza il primo lavoratore che accede nel luogo confinato inquinato e, a seguire, i colleghi che intervengono in soccorso senza precauzioni, rimanendo mortalmente intossicati. In altri casi può verificarsi la propagazione di una nube di (H2S) che accumulandosi provoca la morte dei lavoratori che entrano a contatto.

Il ripetersi di simili incidenti denota spesso una insufficiente conoscenza dell’effettivo rischio da agenti chimici pericolosi definiti genericamente all’art. 66 del D.Lgs. 81/2008 come “gas deleteri” e quindi una sottostima dell’importanza e pericolosità dell’H2S. Oltre al problema delle esposizioni acute ad elevate concentrazioni, effetti sulla salute possono anche essere provocati da esposizioni a dosi inferiori prolungate e ripetute: a basse concentrazioni si possono verificare irritazioni delle mucose oculari con cheratocongiuntivite e, a concentrazioni più elevate, edema polmonare o sequele a livello del sistema nervoso centrale.

L’acido solfidrico (H2S), chiamato anche idrogeno solforato o solfuro di idrogeno, è un gas incolore, estremamente infiammabile e dal caratteristico odore di uova marce. La sensazione olfattiva non aumenta con la concentrazione del gas nell’aria; può accadere che l’odore, percepibile a bassissime concentrazioni (0,0081 ppm), si attenui o sparisca alle alte concentrazioni per esaurimento funzionale dei recettori.

Il gas viene utilizzato nel ciclo produttivo in metallurgia per eliminare impurità. Si produce anche per reazione tra solfuri e acidi, da reazioni anaerobiche, in attività di depurazione, bonifiche industriali, produzione biogas e agricoltura.

La presenza di gas o altre sostanze pericolosi in certi ambienti lavorativi impongono al datore di lavoro di valutare il rischio di incidenti/infortuni determinati da agenti chimici, quali asfissia, intossicazione acuta, investimento di sostanze ustionanti, corrosive, incendio, esplosione. Questo rischio si amplifica in un ambiente confinato, con scarsa ventilazione, dove l’immissione anche di piccole quantità di sostanze come l’H2S può comportare il raggiungimento rapido di concentrazioni elevate e di rischio con effetti acuti.

In base alla casistica degli incidenti registrati in Italia, il rischio da H2S si registra soprattutto per i problemi ambientali legati alla produzione e trasporto del petrolio, nelle concerie dove è nota e prevedibile la presenza di H2S che si libera nei bottali di concia e nel ristagno del gas nelle fosse per le acque di scarico.

Per evitare incidenti mortali bisogna, come prima cosa, individuare il gas, o gli agenti chimici, e le sue proprietà chimico-fisiche, ai fini della necessità di monitorare l’atmosfera presente prima di accedere nell’ambiente confinato, di ventilarlo e/o di individuare i DPI necessari al personale. Sarà poi necessario redigere anche un elenco dei materiali che è necessario introdurre nell’ambiente per l’attività oggetto della valutazione e delle altre sostanze che possono essere state presenti, o esserlo ancora, volontariamente o accidentalmente.

Con l’aiuto delle Schede dei Dati di Sicurezza è abbastanza agevole individuare i possibili agenti inquinanti quando vengono utilizzati per esigenze produttive o che si formano dai prodotti (vernici, solventi, resine, acidi, basi, estinguenti, ecc.) o dai processi (saldatura, combustioni, criogenesi, inertizzazione, ecc.) utilizzati per l’attività da svolgere e quindi adottare le attenzioni e le misure di prevenzione e protezione necessarie”.

Invece più complessa “è l’individuazione degli agenti chimici pericolosi generati da reazioni indesiderate (es. acidi + ipocloriti) o da reazioni spontanee (fermentazione) magari in spazi diversi ma collegati con quello confinato, o dal rilascio di gas dal terreno stesso”.

Una volta formulata correttamente l'ipotesi di rischio “il processo valutativo si risolve nella verifica dell'adozione completa delle misure per evitare la formazione o la permanenza di atmosfere pericolose e nella predisposizione delle misure di emergenza. Questa verifica può essere fatta tramite check-list calibrata sul particolare ambiente in esame e sulle proprietà dei gas di cui è ipotizzata la presenza (es.: accumulo verso il basso o l'alto)”.


 

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