Morti sul lavoro, il bilancio del 2021

I casi di decessi sul lavoro confermano una grande emergenza, con una media di oltre tre vittime al giorno. Un bollettino che dovrebbe allarmare politica, istituzioni, imprese e sindacati dell’intera società italiana ma che invece resta troppo spesso inascoltato.

Da gennaio fino a fine agosto 2021 sono morte più di tre persone al giorno sul posto di lavoro. Nel documento pubblicato dall'Inail vengono riportati 772 decessi. Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Istituto sono state 349.449, oltre 27mila in più (+8,5%) rispetto allo stesso periodo del 2020. Sono aumentati gli infortuni sul tragitto di andata e ritorno tra casa e lavoro (+20,6%) tra marzo e agosto (dopo il calo del primo bimestre), complice il massiccio ricorso allo smart working dello scorso anno.

I casi mortali sono in calo (-6,2%) rispetto ai primi otto mesi dello scorso anno, ma si tratta di dati provvisori e influenzati dall’emergenza Covid: restano infatti da conteggiare "un rilevante numero di tardive denunce mortali da contagio" precisa l’Inail. Sono cresciute anche le malattie professionali del 31,5%.

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato in tutti i settori produttivi, in particolare del 6,9% nella gestione assicurativa Industria e servizi (dai 279.792 casi del 2020 ai 299.147 del 2021), del 3,6% in Agricoltura (da 17.164 a 17.786) e del 29,2% nel Conto Stato (da 25.176 a 32.516). Sono diminuiti, invece, nei settori dell'Amministrazione pubblica (-6,5%) e della Sanità e assistenza sociale.

Per quanto riguarda la distribuzione nel territorio, rispetto al 2020 emerge un aumento dei decessi al sud (da 165 a 211 casi mortali), nel Nord-Est (da 161 a 167) e nel Centro (da 147 a 150). Il numero dei decessi, invece, è in calo nel Nord-Ovest (da 298 a 194) e nelle Isole (da 52 a 50). Nei primi otto mesi del 2021 è la Lombardia ad avere il più alto numero di morti sul lavoro, con 106 casi, seguita dalla Campania con 85 casi e da Piemonte ed Emilia-Romagna, rispettivamente 69 e 68.

Le donne che hanno perso la vita sul luogo di lavoro da gennaio ad agosto sono circa il 10% del totale: sono 78% le lavoratrici e 694 i lavoratori che hanno perso la vita al 31 agosto.

Alcune di queste, purtroppo, sono rimaste più impresse nella memoria collettiva. Come nel caso della giovane di 22 anni Luana D’Orazio, che è stata stritolata dalla macchina alla quale lavorava nella ditta tessile di Prato. Nella relazione depositata in Procura emerge che l’apparecchio era stato montato in modo non conforme probabilmente per abbattere i tempi di produzione. "La macchina presentava una evidente manomissione con un altrettanto evidente nesso causale con l'infortunio. La funzione di sicurezza della saracinesca era stata completamente disabilitata per cui l'operatore poteva accedere alla zona pericolosa, anche in modalità automatica, senza alcuna protezione". Secondo la relazione, la manomissione dei macchinari era una "consuetudine di lavoro", tanto che "la saracinesca non veniva abbassata da tempo". A provarlo, "varie ragnatele che si erano andate a formare tra le parti fisse e quelle mobili".

Tra gli incidenti mortali sul lavoro che hanno fatto più scalpore, a Torino a seguito della caduta di una gru sono morte tre persone, un giovane operaio di 20 anni e altri due operai di 52 e 54 anni. Lo schianto sull’asfalto è stato fatale. Sono rimaste ferite anche tre persone, un operaio e due passanti. Pare che il crollo fosse dovuto ad un cedimento strutturale alla base della gru.

Una tragedia che poteva diventare ancora più drammatica se l'incidente fosse accaduto in un altro momento. La zona coinvolta, infatti, è normalmente molto trafficata per la presenza di negozi, dell’ufficio postale e della fermata dell’autobus pochi metri più in là rispetto al cantiere.

Altra vittima “del lavoro” è un operaio romano che, durante un lavoro di manutenzione delle grondaie sul tetto dello stabile, ha messo un piede sul lucernario che ha ceduto. L’uomo è caduto da 15 metri ed è morto sul colpo.

Numeri ancora incompleti che dovrebbero servire come promemoria a chi dovrebbe intervenire per porre fine a questa emergenza. Le nuove misure varate dal Governo con il decreto che rafforza poteri e dotazioni dell’Ispettorato nazionale del lavoro e inasprisce le sanzioni alle imprese non basta. E’ necessario anche alleggerire l’aspetto burocratico contestualmente alla creazione di una banca dati unica inerente la sicurezza del lavoro che metta insieme Inps, Inail, Regioni, Asl e Ispettorato.

 

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